In seguito a numerose obiezioni e
domande che mi sono state rivolte durante la raccolta delle firme per
presentare la lista “SEL Uniti per Padova” credo di dovere ai miei potenziali
elettori (o anche a chi comunque ha deciso di sostenere qualche altra lista e
candidato sindaco) un chiarimento in merito alla vicenda che ci ha
condotto, a Padova, ad avere 2 candidati sindaco (Rossi e Fiore) nell’ambito
del centrosinistra, oltre a un terzo candidato dell’area di sinistra che non
aveva partecipato alle primarie di coalizione (Ruffini) e perchè ora SEL
sostenga Rossi e non altri.
Da più di un anno il gruppo che ha
avviato l’esperienza Padova2020 aveva iniziato a coagulare persone
attorno all’idea di poter proporre, alle primarie del centrosinistra per
scegliere unitariamente e democraticamente un solo candidato, una candidatura
alternativa a quella che nell’ambito del PD si stava profilando quale
successore di Zanonato, quella di Ivo Rossi.
A mio parere, si stava offrendo l’opportunità
anche per Padova (dopo i successi in alcune grandi città o regioni) di
avere una candidatura innovativa, condivisa e soprattutto che coinvolgesse
attivamente larga parte del ‘popolo di sinistra’ sia nelle scelte
programmatiche sia per le persone che rappresentassero tali scelte.
Padovani provenienti da diversi
partiti oppure da nessuna esperienza politica si sono ritrovati nel percorso di
PD2020, compresi diversi militanti di SEL che hanno contribuito notevolmente a
costruire i programmi e le scelte successive. Francesco Fiore aveva partecipato
a una nostra riunione (di SEL) per illustrarci l’idea e proporci un percorso
comune. La condivisione era forte ma il metodo di PD2020 prevedeva di non
coinvolgere partiti, bensì chiedeva un coinvolgimento individuale che avrebbe
portato con sè idee e proposte che ognuno comunque possiede. Su questo SEL è
stata poco tempestiva, anche perchè auspicava un coinvolgimento di tutte le
realtà della città che potessero essere interessate al progetto (altri partiti
di sinistra, movimenti, associazioni...), anche per garantire la massima
adesione e speranza di successo. SEL ha proposto a PD2020 di fare insieme
un’assemblea cittadina che riunisse tutte queste anime e anche chi ci
voleva stare individualmente. Tale iniziativa è stata rifiutata da PD2020 che
ha invece accelerato il percorso arrivando a scegliere il candidato alle
primarie senza altri che coloro che avevano aderito a PD2020 stessa, nella persona
di Francesco Fiore. A quel punto ci è stato proposto di confluire, come SEL,
sulla proposta, in pratica appoggiare il candidato di PD2020, per arrivare alle
primarie, sapendo che comunque una parte della sinistra cittadina non ci stava.
SEL ha ritenuto che si dovesse
valutare la possibilità di trovare una candidatura più autorevole, più
capace di rappresentare la sinistra cittadina (non necessariamente appartenente
a un partito) e con possibilità reali di vincere, sia le primarie, sia le
elezioni. Alla ricerca di ulteriori mediazioni il tempo è passato ancor più
(forse anche in questo SEL non è stata tempestiva) finchè PD2020 ha iniziato
autonomamente la raccolta delle firme per le primarie, praticamente
costringendoci a scegliere tra presentare un nostro candidato oppure appoggiare
Fiore dall’esterno. Dopo lunghe discussioni sia interne che pubbliche, dopo
aver consultato numerosi movimenti e associazioni della realtà padovana, SEL ha
posto la candidatura di Alessandro Zan, arrivando così alle primarie del
centrosinistra con, inizialmente 4 candidati (Rossi, Fiore, Zan e Piron) e
senza che l’area riconducibile a Rifondazione/Rivoluzione Civile aderisse alla
coalizione. Prima del voto Piron si è ritirato e sono rimasti i 3 candidati
noti, che hanno raccolto questi risultati: Rossi 44%, Fiore 38, Zan 18. A quel
punto è iniziato il lavoro di costruzione del programma di coalizione
che doveva uscire dalla fusione dei 3 programmi dei candidati, tendendo conto
del peso relativo ottenuto da ciascuno.
Su molti punti SEL e PD2020 avevano
programmi più simili che non il PD e la trattativa si è concentrata sui punti
dove non c’era convergenza tra i tre vertici del tavolo, per affrontare
successivamente i punti condivisi, come quello sul lavoro, che evidentemente
avrebbero dato meno problemi a trovare una mediazione. Spesso sui contenuti di
quelle trattative c’erano SEL e PD2020 da un lato e il PD dall’altro lato.
Tra i temi caldi c’era il
nuovo ospedale, lo stop alla cementificazione, le società partecipate, la nuova
linea del tram e la mobilità nel suo complesso, il metodo di lavoro della
futura maggioranza e la partecipazione nei quartieri, la gestione dei rifiuti,
la gestione dei bar del centro, la sicurezza. Su questi temi si stavano
trovando accordi e mediazioni accettabili, in misura maggiore o minore, dalle
diverse parti, fino a quando è accaduto che PD2020 ha lasciato
unilateralmente il tavolo di trattativa, sostenendo in un’assemblea
pubblica che il PD non stava rispettando il patto di integrare i programmi
“tenendo conto dell’esito delle primarie”. Così la delegazione di SEL si è
trovata improvvisamente col suo 18% in pesante minoranza di fronte al PD che
tuttavia ha accolto molte delle nostre proposte migliorative nel programma di
coalizione. D’altra parte PD2020 ha deciso di lanciare la candidatura di
Fiore a sindaco, in alternativa a Rossi, anche se aveva sottoscritto
l’accordo delle primarie che impegnava i candidati sconfitti a non farlo. SEL
ha deciso, con discussioni laceranti e molto sofferte, di restare all’interno
della coalizione col PD, per rispettare l’accordo sulle primarie alle quali
noi crediamo per il loro valore democratico, e anche per non creare un
precedente in Italia nel disattendere i patti. Avevamo perso le primarie e
dovevamo accettarne il risultato sul candidato sindaco, ma si poteva lavorare
ancor più sul programma di coalizione, per renderlo più condivisibile, tenendo
presente che dall’altra parte dello schieramento politico non c’era PD2020 o
PRC, ma c’erano Saia, Salmaso, Bitonci. Costoro, se vincessero, non
attuerebbero certo un programma rispettoso dell’ambiente, dei diritti, del
lavoro, delle scelte a favore della collettività. Quindi si doveva valutare se
salvarsi la coscienza e farsi da soli o anche con PD2020 un bel programma senza
la concreta possibilità di attuarlo, oppure puntare a far vincere le
elezioni alla coalizione di sinistra (che io auspico si allarghi poi a
Fiore e Ruffini) con più chance di farcela e con il programma più avanzato
possibile. Noi abbiamo scelto quest’ultima strada, più dolorosa per
certi aspetti ma più realistica, per puntare a determinare ‘da sinistra’ le
scelte della futura amministrazione che auspichiamo sia quella di
centrosinistra. Nell’accordo finale tra SEL e PD, comunque, abbiamo
ottenuto molto, non tutto:
- la riduzione al minimo, se non
proprio l’annullamento, dell’investimento dei privati sull’eventuale
costruzione del nuovo ospedale, con l’impegno del Comune a non concedere l’area
per l’edificazione se comunque gli investimenti privati implicassero
ripercussioni sugli aspetti socio-sanitari;
- salvaguardare piste ciclabili e
pedonali sulla nuova linea del tram che collegherà ospedali/stazione/stadio;
- non aumentare (e semmai ridurre)
la cubatura complessiva dei prossimi interventi urbanistici, piuttosto
riqualificando il patrimonio edilizio esistente e tenendo conto delle aree a
rischio idrogeologico;
- estendere la raccolta
differenziata dei rifiuti e un impegno preciso per chiudere la prima linea
dell’inceneritore.
Nel futuro consiglio e nella
giunta comunale, le decisioni saranno prese da più persone, da un collettivo e
non solo dal sindaco, e se il risultato elettorale farà sì che le persone in
consiglio siano quelle più attente ai temi citati, che non si trovano solo in
SEL ma anche in altre liste, ci si potrà ritrovare insieme nelle scelte
concrete dell’amministrazione, al di là dell’essere formalmente in maggioranza
o meno (meglio comunque se nella stessa maggioranza, io ritengo). Ad esempio si
dovrà lavorare tutti assieme per variare il PAT (Piano di Assetto del
Territorio) con un percorso partecipato che porti a cancellare aree
edificabili. Ma questo dipenderà anche dai voti presi e dall’eventuale
ballottaggio (chi ci andrà e con chi si apparenterà), che poi
determineranno il numero dei consiglieri di ogni lista vincente (oppure
perdente, nel qual caso noi e il resto della sinistra conteremmo molto poco
numericamente e quindi anche nelle scelte sui contenuti).
Padova, aprile 2014 Paolo
Romandini