venerdì 2 maggio 2014

PERCHÈ ORA SOSTENGO, NELLA LISTA DI SEL, IVO ROSSI COME CANDIDATO SINDACO: LA MIA LETTURA DEI FATTI.

In seguito a numerose obiezioni e domande che mi sono state rivolte durante la raccolta delle firme per presentare la lista “SEL Uniti per Padova” credo di dovere ai miei potenziali elettori (o anche a chi comunque ha deciso di sostenere qualche altra lista e candidato sindaco) un chiarimento in merito alla vicenda che ci ha condotto, a Padova, ad avere 2 candidati sindaco (Rossi e Fiore) nell’ambito del centrosinistra, oltre a un terzo candidato dell’area di sinistra che non aveva partecipato alle primarie di coalizione (Ruffini) e perchè ora SEL sostenga Rossi e non altri.
Da più di un anno il gruppo che ha avviato l’esperienza Padova2020 aveva iniziato a coagulare persone attorno all’idea di poter proporre, alle primarie del centrosinistra per scegliere unitariamente e democraticamente un solo candidato, una candidatura alternativa a quella che nell’ambito del PD si stava profilando quale successore di Zanonato, quella di Ivo Rossi.
A mio parere, si stava offrendo l’opportunità anche per Padova (dopo i successi in alcune grandi città o regioni) di avere una candidatura innovativa, condivisa e soprattutto che coinvolgesse attivamente larga parte del ‘popolo di sinistra’ sia nelle scelte programmatiche sia per le persone che rappresentassero tali scelte.
Padovani provenienti da diversi partiti oppure da nessuna esperienza politica si sono ritrovati nel percorso di PD2020, compresi diversi militanti di SEL che hanno contribuito notevolmente a costruire i programmi e le scelte successive. Francesco Fiore aveva partecipato a una nostra riunione (di SEL) per illustrarci l’idea e proporci un percorso comune. La condivisione era forte ma il metodo di PD2020 prevedeva di non coinvolgere partiti, bensì chiedeva un coinvolgimento individuale che avrebbe portato con sè idee e proposte che ognuno comunque possiede. Su questo SEL è stata poco tempestiva, anche perchè auspicava un coinvolgimento di tutte le realtà della città che potessero essere interessate al progetto (altri partiti di sinistra, movimenti, associazioni...), anche per garantire la massima adesione e speranza di successo. SEL ha proposto a PD2020 di fare insieme un’assemblea cittadina che riunisse tutte queste anime e anche chi ci voleva stare individualmente. Tale iniziativa è stata rifiutata da PD2020 che ha invece accelerato il percorso arrivando a scegliere il candidato alle primarie senza altri che coloro che avevano aderito a PD2020 stessa, nella persona di Francesco Fiore. A quel punto ci è stato proposto di confluire, come SEL, sulla proposta, in pratica appoggiare il candidato di PD2020, per arrivare alle primarie, sapendo che comunque una parte della sinistra cittadina non ci stava.
SEL ha ritenuto che si dovesse valutare la possibilità di trovare una candidatura più autorevole, più capace di rappresentare la sinistra cittadina (non necessariamente appartenente a un partito) e con possibilità reali di vincere, sia le primarie, sia le elezioni. Alla ricerca di ulteriori mediazioni il tempo è passato ancor più (forse anche in questo SEL non è stata tempestiva) finchè PD2020 ha iniziato autonomamente la raccolta delle firme per le primarie, praticamente costringendoci a scegliere tra presentare un nostro candidato oppure appoggiare Fiore dall’esterno. Dopo lunghe discussioni sia interne che pubbliche, dopo aver consultato numerosi movimenti e associazioni della realtà padovana, SEL ha posto la candidatura di Alessandro Zan, arrivando così alle primarie del centrosinistra con, inizialmente 4 candidati (Rossi, Fiore, Zan e Piron) e senza che l’area riconducibile a Rifondazione/Rivoluzione Civile aderisse alla coalizione. Prima del voto Piron si è ritirato e sono rimasti i 3 candidati noti, che hanno raccolto questi risultati: Rossi 44%, Fiore 38, Zan 18. A quel punto è iniziato il lavoro di costruzione del programma di coalizione che doveva uscire dalla fusione dei 3 programmi dei candidati, tendendo conto del peso relativo ottenuto da ciascuno.
Su molti punti SEL e PD2020 avevano programmi più simili che non il PD e la trattativa si è concentrata sui punti dove non c’era convergenza tra i tre vertici del tavolo, per affrontare successivamente i punti condivisi, come quello sul lavoro, che evidentemente avrebbero dato meno problemi a trovare una mediazione. Spesso sui contenuti di quelle trattative c’erano SEL e PD2020 da un lato e il PD dall’altro lato.
Tra i temi caldi c’era il nuovo ospedale, lo stop alla cementificazione, le società partecipate, la nuova linea del tram e la mobilità nel suo complesso, il metodo di lavoro della futura maggioranza e la partecipazione nei quartieri, la gestione dei rifiuti, la gestione dei bar del centro, la sicurezza. Su questi temi si stavano trovando accordi e mediazioni accettabili, in misura maggiore o minore, dalle diverse parti, fino a quando è accaduto che PD2020 ha lasciato unilateralmente il tavolo di trattativa, sostenendo in un’assemblea pubblica che il PD non stava rispettando il patto di integrare i programmi “tenendo conto dell’esito delle primarie”. Così la delegazione di SEL si è trovata improvvisamente col suo 18% in pesante minoranza di fronte al PD che tuttavia ha accolto molte delle nostre proposte migliorative nel programma di coalizione. D’altra parte PD2020 ha deciso di lanciare la candidatura di Fiore a sindaco, in alternativa a Rossi, anche se aveva sottoscritto l’accordo delle primarie che impegnava i candidati sconfitti a non farlo. SEL ha deciso, con discussioni laceranti e molto sofferte, di restare all’interno della coalizione col PD, per rispettare l’accordo sulle primarie alle quali noi crediamo per il loro valore democratico, e anche per non creare un precedente in Italia nel disattendere i patti. Avevamo perso le primarie e dovevamo accettarne il risultato sul candidato sindaco, ma si poteva lavorare ancor più sul programma di coalizione, per renderlo più condivisibile, tenendo presente che dall’altra parte dello schieramento politico non c’era PD2020 o PRC, ma c’erano Saia, Salmaso, Bitonci. Costoro, se vincessero, non attuerebbero certo un programma rispettoso dell’ambiente, dei diritti, del lavoro, delle scelte a favore della collettività. Quindi si doveva valutare se salvarsi la coscienza e farsi da soli o anche con PD2020 un bel programma senza la concreta possibilità di attuarlo, oppure puntare a far vincere le elezioni alla coalizione di sinistra (che io auspico si allarghi poi a Fiore e Ruffini) con più chance di farcela e con il programma più avanzato possibile. Noi abbiamo scelto quest’ultima strada, più dolorosa per certi aspetti ma più realistica, per puntare a determinare ‘da sinistra’ le scelte della futura amministrazione che auspichiamo sia quella di centrosinistra. Nell’accordo finale tra SEL e PD, comunque, abbiamo ottenuto molto, non tutto:
- la riduzione al minimo, se non proprio l’annullamento, dell’investimento dei privati sull’eventuale costruzione del nuovo ospedale, con l’impegno del Comune a non concedere l’area per l’edificazione se comunque gli investimenti privati implicassero ripercussioni sugli aspetti socio-sanitari;
- salvaguardare piste ciclabili e pedonali sulla nuova linea del tram che collegherà ospedali/stazione/stadio;
- non aumentare (e semmai ridurre) la cubatura complessiva dei prossimi interventi urbanistici, piuttosto riqualificando il patrimonio edilizio esistente e tenendo conto delle aree a rischio idrogeologico;
- estendere la raccolta differenziata dei rifiuti e un impegno preciso per chiudere la prima linea dell’inceneritore.
Nel futuro consiglio e nella giunta comunale, le decisioni saranno prese da più persone, da un collettivo e non solo dal sindaco, e se il risultato elettorale farà sì che le persone in consiglio siano quelle più attente ai temi citati, che non si trovano solo in SEL ma anche in altre liste, ci si potrà ritrovare insieme nelle scelte concrete dell’amministrazione, al di là dell’essere formalmente in maggioranza o meno (meglio comunque se nella stessa maggioranza, io ritengo). Ad esempio si dovrà lavorare tutti assieme per variare il PAT (Piano di Assetto del Territorio) con un percorso partecipato che porti a cancellare aree edificabili. Ma questo dipenderà anche dai voti presi e dall’eventuale ballottaggio (chi ci andrà e con chi si apparenterà), che poi determineranno il numero dei consiglieri di ogni lista vincente (oppure perdente, nel qual caso noi e il resto della sinistra conteremmo molto poco numericamente e quindi anche nelle scelte sui contenuti).

Padova, aprile 2014                                                                Paolo Romandini

Nessun commento:

Posta un commento